27/04 Via di lizza del Padulello
Denominazione: via di lizza del Padulelo o via di lizza di Pellini, dal nome dell’impresario che gestiva le cave negli anni ’30.
Ubicazione: cresta del Padulello (M. Cavallo), Fosso del Fondo.
Estensione: 1920 m. circa
Dislivello: dalle cave del Padulello a casa del fondo 787 m.; considerando anche il tratto della Via Vandelli fino al canal dell’Acque, dove si innesta la Lizza della Mandriola, 907 m.
Pendenza: 15% nel tratto alto, fino a quota 130 m. circa; poi mediamente tra il 50 e il 60% con tratti dell’ 80-90%
Tratto da Le strade dimenticate
“.....è indubbiamente la regina delle vie di lizza delle Apuane: per quanto non sia in asoluto la più lunga, né quella con maggior dislivello in assoluto, la via del Padulello è unica per la continuità incredibile della pendenza, sempre fortissima, e basta averla percorsa una volta perché si ricordi per sempre la fatica che gli strappi vertiginosi impongono sia in salita che in discesa. La lizza domina il paese di Resceto, dal quale è visibile per quasi tutta la sua lunghezza come un incredibile ferita verticale nel fianco della montagna, e i paesani raccontano che quando ancora era in attività, si udivano facilmente nel silenzio del mattino le voci dei aizzatori ed il rumore dei lavori: tanto breve è la distanza in linea d’aria. Il tracciato scende dalle cave del Padulello a 1414 m., e nel suo tratto più alto funge da raccordo con il sentiero antico di pastori che proviene da Forno attraverso la foce e i casolari della Bettolina. La via procede con direzione Sud nel primo tratto, scarsamente pendente, dove è tutta scavata nella viva roccia, e costituisce uno dei migliori esempi di questa tipologia costruttiva nelle Apuane di Massa; molti piri, infissi trasversalmente nel fianco del monte, sono ancora nelle loro sedi originarie. Più in basso poi, nella zona chiamata l’Argia, a quota 1250 m. ca., svolta leggermente a Sud-Est, e si infila nel fosso del Fondo, discendendolo tutto sul fianco sinistro orografico, con pendenza che si fa sempre più forte, in taluni momenti superiore all’ 80%. A quota 1000 sui due lati della via si aprono due piccole cave, dette del Pizzarello, alle quali giunge un sentiero da Resceto che sale tenendosi sul lato destro orografico del fosso (sul cosiddetto Prado del Fondo).
L’ultimo tratto della via offre una splendida vista sulla valle di Resceto, e si precipita letteralmente, con pendenza in un breve tratto di oltre il 90% (che si può evitare con un sentierino laterale sulla sinistra scendendo) sulla Casa del Fondo, e a quota 627, dove negli ultimi tempi della lizzatura poteva arrivare il camion a caricare il marmo: in precedenza si lizzava ancora per un tratto, fino al poggio per i carri.
A parte l’invasione del manto erboso sulla sede stradale, e la diffusa presenza di detriti fini trasportati dall’acqua sulla massicciata, la via è in condizioni di conservazione assai buone, e soprattutto offre ubo dei più begli esempi di piratura visibili in tutte le Apuane. Il fatto è dovuto alla grande inclinazione del tracciato, che con le sue pendenze fortissime obbligava ad una cura eccezionale dei piri. E’ sulla via del Padulello che si incontrano alcuni fori da piro enormi, della larghezza di oltre trenta centimetri e della profondità di circa quaranta, per lo più ricavati in basso sulla parete del monte, vicino al piano stradale, per garantire una migliore tenuta. Unanimemente infatti i aizzatori della zona consideravano questa discesa, che richiedeva il lavoro di due giornate, una delle più impegnative e rischiose.
In alcuni punti della via, tra quota 800 e 1000, si possono individuare alcuni fori rotondi posti quasi al centro dell’attuale sede stradale, dai quali si può dedurre la minor dimensione che le cariche 8e quindi la via) dovevano avere quando essi erano in uso; la via, allargata in un secondo momento, inglobò i vecchi forti della nuova massicciata.”